Acitrezza

Acitrezza centro peschereccio di antica e notevole tradizione. Fondata ufficialmente nel XVII secolo dai principi Riggio, i quali riuscirono a rendere abitato l’unico lembo del loro territorio che si protendeva sul mare, creando il molo, le case e la chiesa a servizio di tutto il feudo.
All’inizio del ‘700 Acitrezza aveva già circa 150 abitanti e nel corso del secolo la zona cominciò ad essere sempre più apprezzata come punto d’approdo per la pesca delle sarde.
Con il progredire dell’’800, l’economia di Acitrezza andò orientandosi sempre più decisamente verso la pesca, ma con risultati economici molto limitati che a malapena permettevano la sopravvivenza dei pescatori e delle loro famiglie.
Nel ‘900, l’attività dei pescatori era via via più agevolata dalla diffusione dei motori come propulsori di “pescherecci” sempre più grandi, diventando la principale fonte di reddito del paese. Poi verso la fine del ‘900, mentre crescevano in maniera imponente le dimensioni del commercio ittico, Acitrezza registrò un fortissimo sviluppo edilizio, sia per la costruzione di alberghi si per la realizzazione di “Villini” destinati in gran parte ad ospitare catanesi sempre più attratti dai valori paesaggistici della zona.
Nell’ultimo ventennio, infine, l’industria turistica è andata ampliandosi affiancando agli alberghi numerosi esercizi di ristorazione e ritrovi di svago che costituiscono specie in estate, un costante motivo di attrazione.

Il Mito

L’amena bellezza del paesaggio trezzoto ha da sempre ispirato l’uomo e la sua fantasia, tanto da rendere il paese uno scrigno ricco di racconti mitologici fantasiosi che simboleggiano elementi naturalistici dello scenario.
Il suffisso Aci, dal greco Akis, punta, rimanda proprio alle punte dei faraglioni, veri e propri indicatori di rotta per le navi greche.
La mitologia ha invece raffigurato in Aci un mite pastorello innamorato della bella ninfa del mare Galatea, dando vita così al mito di “Aci e Galatea”, una delle leggende più poetiche dell’antichità; secondo questo racconto, il rozzo ciclope Polifemo, invaghitosi della ninfa, schiacciò il rivale sotto un macigno e gli Dei, impietositi dallo strazio della ninfa trasformarono il pastorello in fiume che si riversa sul mare dove lo attende l’innamorata, personalizzando così le periodiche “infuriate” dell’ Etna con la violenza di Polifemo, la spuma del mare con il candore della pelle di Galatea ed il fiume Aci con il pastorello innamorato.
La mitologia riprende lo scenario dei faraglioni in un famoso episodio dell’Odissea dove, il protagonista Ulisse, approda in un Isola , la Terra dei Ciclopi per chiedere ospitalità al gigantesco Polifemo che però, divora alcuni dei suoi compagni ed Ulisse, per salvarsi, lo fa ubriacare lo acceca e scappa via, questo è il momento in cui Polifemo scaglia contro le navi le cime di alcuni monti, identificati dalla leggenda nei “Faraglioni di Acitrezza” .
Infine troviamo dei riferimenti nell’ ”Eneide” del sommo poeta latino Virgilio, il quale fa fermare l’esule Enea vicino l’Etna dove incontra un ex compagno di Ulisse, che gli racconta come quest’ ultimo sia riuscito a sconfiggere Polifemo, ossia una metafora della superiorità dell’ intelligenza sulla violenza.

Il Bastioncello

Il mare di fronte ad Acitrezza era sorvegliato anticamente da due bastioni, il primo detto “Torre della trezza”, il secondo detto “ torre dei faraglioni” o “bastioncello” di minori dimensioni, che sorvegliava lo specchio d’acqua antistante i faraglioni. Anticamente composto da due piani, oggi è visibile solo il piano terra, al quale si accede da una piccola apertura.
Questi insieme alla “fortezza del tocco” ed al “Castello di Aci” costituivano un baluardo costiero contro le incursioni dei nemici, specialmente gli arabi.
Agli inizi del ‘900, nella zona antistante il “bastoncello”, facendo degli scavi per la costruzione delle fondamenta di alcune case, sono state rinvenute mattonelle romboidali di marmo di probabile origine bizantina.

Casa del Nespolo

La struttura, molto modesta del XIX secolo ubicata in una piccola stradina adiacente alla chiesa principale di Acitrezza, presenta un cortile, un piccolo orto e ingresso caratterizzato da un arco in pietra lavica. Si tratta di un vero e proprio museo, composto da due sale, dove nella prima sala vi sono delle raccolte di fotografie, locandine e testimonianze del film ( la terra trema) di Luchino Visconti, girato ad Acitrezza nel 1946. Nella seconda sala ospita testimonianze del mondo dei pescatori della metà dell’800, con antichi strumenti da pesca e di vita quotidiana.

Le Isole Ciclopi

Situate sul tratto di mare antistante l’abitazione di Acitrezza (in siciliano Trizza) comprendono l’Isola Lachea, la più estesa e numerosi scogli di varie dimensioni i faragghiuni, i faraghineddi, gli scogli ( do zu Janu, da longa, a petrudda).
L’isola Lachea, nata dell’eruzione di un vulcano sottomarino, circa 500.000 anni fa, ha un’altezza di 70 metri e una circonferenza di circa 700 metri. Il nome, di origine grecobizantina, significa “pianeggiante”.
Sulla base di recenti indagini archeologiche, si suppone che l’isola sia stata abitata fin dall’epoca preistorica e frequentata abitualmente durante l’età tardo romana e bizantina ed usata esclusivamente come necropoli da antiche popolazioni che abitavano sulla costa. L’uomo, sin dai tempi più remoti, ha lasciato a sua volta numerose tracce della sua presenza, tra cui una preziosa ascia di diorite risalente all’età della pietra.
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Festa di San Giovanni

San Giovanni patrono di Acitrezza, viene festeggiato il 24 giugno dove fede e folclore si intrecciano. Durante il periodo dei festeggiamenti i devoti indossano un fazzoletto triangolare color rosso con i bordi gialli; le donne indossano "U vutu" il voto che è un sacco rosso con un cordoncino giallo sulla vita.
La processione percorre le vie principali del paese, durante il percorso i fedeli recitano il Santo Rosario, le preghiere e cantano l'Inno a San Giovanni. A fine processione, sul sagrato della Chiesa, vi è l'omelia conclusiva con la benedizione ai fedeli il grido di qualche W San Giovanni, preludio alla seguente giornata di festa.
E' il 24 Giugno un caldo sole, lo sparo di colpi a cannone, e l'ingresso della banda svegliano Acitrezza che si ritrova a gremire la Chiesa, viene celebrata la messa dal Vescovo di Acireale; successivamente la statua viene posta sul percolo e dopo lo sparo dei fuochi inizia il giro del santo. Durante il percorso avviene per due volte la calata dell’angelo, consistente in una statuetta di un angelo che viene calato dall’alto con delle funi legate a dei balconi, non appena il fercolo vi giunge sotto. Tale angelo reca al santo l’omaggio dei quartieri.

U pisci a mari (Il pesce a mare)

In occasione della festa in onore al Patrono Giovanni Battista, si svolge la manifestazione “U pisci a mari”. Di origine molto antica, non è soltanto una manifestazione folcloristica ma interpreta il mondo dei pescatori, trasfondendo le ansie, le difficoltà correlate al proprio lavoro.
La tradizione risale intorno al 1750 ed è uno degli spettacoli più folcloristici e volgarmente chiamata “U pisci a mari”, parodia della pesca del pesce spada che si svolgeva anticamente nello stretto di Messina e che per il popolo di trezza, e in generale per ogni pescatore, la continua lotta con gli elementi naturali, per sopravvivere in una terra che come pane ha il pesce.
Oggi questa festa ha assunto un che di comico, un tono più teatrale che religioso.
La festa viene svolta nello specchio d’acqua antistante il porto. Un pescatore sulla punta del molo, chiamato “U Raisi”, dirige la pesca di un grosso pesce, apparso nei dintorni. Altri cinque sono pronti su di una barca, armati di fiocina, seguendo le indicazioni del Capo, il quale indica a gran voce se il pesce si trova a levante o a ponente.

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